A che età si manifesta tipicamente la calvizie maschile e femminile?

La perdita dei capelli è un fenomeno che suscita preoccupazione e imbarazzo in molte persone. Mentre è normale perdere un certo numero di capelli ogni giorno, la calvizie, o alopecia androgenetica, è una condizione caratterizzata da una progressiva e irreversibile riduzione della densità dei capelli. Una delle domande più frequenti che chiunque si ponga di fronte ai primi segnali di diradamento è: “A che età si manifesta tipicamente la calvizie maschile e femminile?”.

La risposta non è univoca, poiché l’età di esordio varia notevolmente da individuo a individuo ed è influenzata da diversi fattori, in primis la genetica. Tuttavia, è possibile delineare delle fasce d’età statisticamente più rilevanti per entrambi i sessi.

Calvizie maschile: un inizio precoce ma progressivo

L’alopecia androgenetica maschile è una delle forme più comuni di perdita dei capelli. Il suo esordio può essere molto precoce, spesso già durante l’adolescenza o all’inizio dei vent’anni. I primi segnali sono solitamente un’arretramento della linea frontale dei capelli, le cosiddette “stempiature”, e un progressivo diradamento nella zona del vertice (la “chierica”).

La prevalenza della calvizie maschile aumenta in modo significativo con l’età. Secondo le statistiche, circa il 50% degli uomini sperimenta una perdita di capelli clinicamente visibile già intorno ai 50 anni. La probabilità che un uomo sviluppi la calvizie è direttamente correlata all’età. È raro che un uomo di 20 anni sia completamente calvo, ma è molto più probabile che lo sia a 60 anni.

Il ruolo degli ormoni e della genetica

La causa principale della calvizie maschile è la sensibilità dei follicoli piliferi a un ormone chiamato diidrotestosterone (DHT), un derivato del testosterone. La genetica determina il grado di sensibilità dei follicoli al DHT. Se un uomo ha una predisposizione genetica, i follicoli piliferi sulle aree colpite si miniaturizzano, producendo capelli sempre più sottili, corti e deboli, fino a smettere di produrne del tutto.

È importante sottolineare che l’ereditarietà non segue uno schema lineare. Non è detto che un figlio di un padre calvo diventi calvo a sua volta. La predisposizione genetica può essere ereditata da entrambi i rami familiari, materno e paterno. La perdita dei capelli non è un evento improvviso, ma un processo graduale che può durare anni o decenni.

Calvizie femminile: un andamento più tardivo e diffuso

L’alopecia androgenetica femminile è meno comune e si manifesta tipicamente in un’età più avanzata rispetto a quella maschile. Raramente si osserva nelle donne prima dei 20-30 anni. Il picco di incidenza si verifica spesso in corrispondenza di cambiamenti ormonali significativi, come la menopausa, intorno ai 40-50 anni. Tuttavia, anche prima della menopausa, eventi come la gravidanza, il parto o l’uso di specifici contraccettivi possono scatenare una perdita di capelli temporanea o accelerare un processo già in atto.

A differenza della calvizie maschile, che si manifesta con un arretramento della linea frontale e la formazione di una “chierica”, la perdita di capelli nelle donne si presenta in modo più diffuso e omogeneo. Inizia solitamente con un allargamento della riga centrale e un assottigliamento generale dei capelli sulla parte superiore del cuoio capelluto. La linea frontale dei capelli rimane spesso intatta. Raramente le donne diventano completamente calve, ma il diradamento può diventare molto evidente e avere un impatto significativo sulla qualità della vita.

Fattori che influenzano l’età di esordio

Oltre alla genetica e agli ormoni, altri fattori possono influenzare l’età di esordio e la velocità della progressione della calvizie. Tra questi:

  • Stress: periodi di forte stress fisico o emotivo possono scatenare un’abbondante caduta di capelli, nota come effluvio telogen, che in alcuni casi può accelerare la calvizie.
  • Alimentazione: una dieta carente di nutrienti essenziali come ferro, zinco e vitamine può compromettere la salute dei capelli.
  • Condizioni mediche: alcune malattie autoimmuni, problemi alla tiroide o carenze vitaminiche possono causare la caduta dei capelli.
  • Farmaci: l’uso di alcuni farmaci, come gli anticoagulanti o alcuni antidepressivi, può avere come effetto collaterale la perdita di capelli.

Cosa fare ai primi segnali

Indipendentemente dall’età in cui la calvizie si manifesta, la diagnosi precoce è fondamentale. Agire tempestivamente può fare una grande differenza nel rallentare la progressione della perdita di capelli. Le opzioni terapeutiche variano a seconda del sesso, dell’età e del grado di avanzamento della calvizie.

Per gli uomini, i trattamenti più comuni includono l’uso di farmaci come il Minoxidil e la Finasteride, che agiscono rallentando il processo di miniaturizzazione dei follicoli. Per le donne, il Minoxidil è spesso il trattamento di prima scelta. Altri trattamenti, come la terapia PRP (Platelet-Rich Plasma), possono essere utilizzati in combinazione con i farmaci per stimolare la crescita dei capelli.

Per chi è già in una fase avanzata, il trapianto di capelli (Maggiori informazioni www.pallaoro.it) offre una soluzione chirurgica e permanente. Le moderne tecniche, come la FUE (Follicular Unit Extraction), permettono di prelevare singolarmente i follicoli piliferi da una zona donatrice (solitamente la nuca) e reimpiantarli nelle aree diradate, con risultati naturali e duraturi.

La calvizie non ha un’età fissa per manifestarsi, ma presenta picchi di incidenza diversi tra uomini e donne. La genetica gioca un ruolo cruciale, ma fattori esterni possono accelerare il processo. Riconoscere i primi segnali e consultare uno specialista può aiutare a gestire la situazione in modo efficace, preservando la salute dei capelli e l’autostima.